Vecchio bottiglione quanto tempo è

Vecchio bottiglione quanto tempo è passato, quanti ricordi fai rivivere tu! È buuono??!! Non è buuono? Tua sorella!!! (va bene bisogna lasciare stare le sorelle, la mamma, le nonne, le cugine, le amiche e però anche il genere maschile ma anche i cani e gatti, ecc.) non è buono. Quando a parti dal 1966 dalle alte Alpi per poi trovarti nel 1971 e Monellascamente passare al 1988 ma anche il 1996, parché ag suma, dimenticare un 2002 del monte forte o 2005 del grande Vignaiolo un peccato sarebbe e avanti, avanti. Già quando la scarpa incontra il vino succedono cose bellissime, sì si mescolano un pochettino le faccende ma chi vuol capire capisca gli altri bevano e pensino, non troppo pensino, alla bellezza, alla bontà e alla piacevolezza della morbida calzata e della grande beva. Sai quanti ricordi, quanti aneddoti, quanti personaggi sono rivissuti in quelle dolci ed entusiasmanti ore? Già perché se il grande Sebastian Stocker, suo il Terlaner del 1966, stupisce con un Bianco di cinquant’anni, Bartolo Mascarello solito e unico assemblaggio dei quattro vigneti, Giacomo Conterno con Monfortino e Cascina Francia, Beppe Rinaldi ”Citrico” con Brunate-le Coste, Cannubi S. Lorenzo-Ravera, Barolisti puri, Oddero Barolista anche ma qui come Barbaseschista? ti aspetti grandi vini anche dopo una lunga prigionia, 1971, chi può sorprendere? Eh già facile per i Nebbioli o Cabernet o Merlot o alcuni altri conosciuti e riconosciuti, ma era frizzante, sorridente e portava allegria spazzando le nubi dai pensieri come il suo inventore e rivalutatore dalla grande allegria e sorrisi potenti e coinvolgenti come risate avvolgenti ma Lei era come dispettosa e un poco irriverente si prendeva beffa delle altre lasciate a un lento e quasi inesorabile declino destinato all’oblio. Lei no, Lei “la Barbera”, Lei “La Monella” aveva trovato chi sapeva cosa fare e fece diventare grande un vitigno un po’ abbandonato. Certo da La Monella al Bricco dell’Uccellone il passaggio è secco ma con la Bigotta riuscì ad ammorbidire questa quasi estraneità per poi esultare con l’Ai Suma. Come spesso mi succede mi perdo un poco e tornando alla sorpresa, alla meraviglia dico che bere e a parte l’attenzione e l’emozione del momento dell’apertura, una Barbera frizzante con 30 anni di bottiglia è stupefacente e qui, la, con Beppe, Mario, Citrico e Orazio abbiamo sentito il profumo della genialità del papà di tutto ciò: Giacomo “Braida” Bologna. Poi può mancare un altro mito del vino Italmondiale Marco de Bartoli? No! Poi che sia Vigna la Miccia, Bukkuram o Vecchio Samperi poco importa. Forse la Francia questa volta è rimasta un po’ in disparte facendosi onore con un Krug magnum anche lui ventennale e un giovine, giovine Champagne timido e carino. Salutando tutti vi dico che questi “Prodotti” sono stati consumati con amore, ammirazione, attenzione, abbinati a Salame lomellino, di Mortara per la precisione fatto dal Giuacchì, petto d’oca affumicato, terrina di fegato grasso d’oca, Tapulon di daino con polenta Ottofile, daino proveniente da una riserva toscana, ravioli d’oca al burro, risotto P.S.O., Gulasch di daino, vedi sopra, con patate bollite, strudel di mele. E chi ha cucinato? Lui no, lui no, l’altro no, io, io ho cucinato in Guallina dopo aver cucinato da Nadì e in parte in Cavallerizza nel mese del rientro dopo vari anni che più nessuno mi voleva e piangevo e mi disperavo come un bimbo abbandonato. Ciao né.

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