L’altro giorno ho scritto:

L’altro giorno ho scritto: Ho visto: schiacciatina tiepida, bene, gorgonzola dolce, beh, prosciutto crudo al tartufo nero, boh, melanzana ohh, rucola mah no dai. Non so se iniziare dal principio o dalla fine, va bene e fine sia. Perché vi piace la rucola, malefica? È invadente, copre tutto ed è noiosa di gusto monocorde e non la apprezzo salvo una piccolissima percentuale in un’insalata mista. Poi tra focaccia genovese e schiacciatina preferisco la prima ma comunque gradisco anche l’altra e veniamo al punto primo il Prosciutto! A me i salumi piacciono e in ordine di gradimento metto Salame e Prosciutto Crudo, poi gli altri e ce ne sono di meravigliosi ma questi prima. Certo il Salame con la esse maiuscola, il meglio, di questi ultimi trent’anni, l’ho mangiato da Elia cinque anni fa, più o meno, e me lo procurava, poi, Tino C. fatti nel mantovano ma non alla mantovana, cioè usando l’aglio in modo sapiente e calibrato, prodotto non da professionisti in piccole quantità, poi più indietro nel tempo un produttore di vini dell’O.P. anche lui allevava 5-6 maiali, li portava a 250 kg e quindi … immaginate un po’, sino a proporre un salame da un pursé da 400 kg stupefacente, e ancora i salami di Sandro amico di Mario lavorati nei dintorni di Voghera e poi portati sulle colline a stagionare e per ultimo perché è il primo cronologicamente al Gioacch, diversi fuori concorso perché non ricordo ma ci sono, ad esempio quelli del Salumiere-salumaio di Gravellona ecc. insomma quando mangi salami così resta poco spazio per le altre creazioni. Salame sì ma anche Prosciutto Crudo. Se dovessi avere una fetta di salame, buono buonissimo, e una fetta di prosciutto crudo, buono buonissimo potrei soffrire per diversi minuti pensando quale finire prima perché a me piace lasciare per ultimo il boccone preferito. Del salame ho detto del prosciutto dico che quello che preferisco è il San Daniele tra questo e il Parma ma ho assaporato e mangiato dei grandi prosciutti del Carso, della Slovenia ma non facciamo una questione di confini perché lì, in fondo, c’è un po’ di mescolanza ma anche i prosciutti istriani mi entusiasmano. Gran bella esperienza a Gradisca; a Gradisca c’era e forse c’è ancora un ristorante famoso per i prosciutti e volevo fare merenda ma l’orario di apertura era un po’ scomodo allora chiesi dove poter andare in alternativa mi diedero le dritte e andai. Vicino, difronte, alle scuole elementari era una specie di dopolavoro ai tavoli di formica e sedie idem, anziani che giocavano a carte e qualcuno che faceva “el merendin”, bicchieri di vetro infrangibile, niente macchina del caffè e marito e moglie anziani ma anziani che gestivano il locale. Mi appoggiai al banco e chiesi un po’ di Crudo, la signora gentilissima si allontana e dopo qualche minuto mi porge il piattino con tanto pane un po’ di Latteria e due fette di prosciutto, solo due ma tagliato a mano, chiesi del vino e mi domandarono “Bianco o Rosso”, avevano solo questo ed era sfuso, finito il primo giro chiesi un piatto di solo crudo e ancora del vino, sembrava Malvasia ed era buono, non limpido un po’ come ero abituato negli anni addietro, dopo il secondo il terzo, il bello erano anche i tempi tutto fatto con calma ed eleganza era un piacere, il quarto giro non c’è stato perché ero ospite a cena e dovevo risparmiarmi. Chiesi il conto e imbarazzatissima la signora mi disse 10.000 Lire, era 1990 circa, e io ho avuto la tentazione di fare il Bauscia e dire “ma da noi avrei speso più del doppio” ma resistetti sorridendo e ringraziando dolcemente dopo quella volta sono tornato altre cinque-sei o più volte sino a quando poi lo trovai chiuso. Va bene la storiella ma il prosciutto? Grande, bello asciutto, color arancio carico, un leggero sentore di fumo, dolce dall’inizio alla fine, una bella corona di bianco candido e scioglievole, forse c’era anche un sentore di mare, iodio, acqua salata, erano una meraviglia in bocca si fondeva dolcemente lasciando mille sapori lunghi in gola, persistenti, una fettina la assaporavi per diversi minuti e appena svaniva dovevi attaccare con l’altra. Poi parlando del più e del meno mi dissero che lo producevano dei parenti di là in Slovenia. Mi sono ritrovato a dover andare in giro a cercare i prosciutti perché il suocero di mio cugino di Monfalcone era un commerciante di salumi e in particolare prosciutti a casa loro c’era sempre un prosciutto sul trespolo e quante fette ho tagliato, oh a mano eh, ma anche questo finì perché questa è la vita e quindi … Onore alla Coppa, alla Pancetta agliata, alla Bresaola, al Bologna fate voi. Per tornare alla base perché se è capolavoro lo devo pastrugnare con del tartufo, oltretutto nero, a parte il Norcia e il Perigord, sì è folle spendere dei soldi per lo scorzone, non prendetelo, perché se è un capolavoro abbinarlo al Gorgonzola, va beh dolce ma Gorgonzola è, e le melanzane non ricordo ma probabilmente sottolio, cosa hanno da spartire col Crudo e il peggio del peggio la rucola non mettere il Crudo, anzi a proposito io chiamerei Prosciutto Crudo solo certi Prosciutti rispondenti a certe caratteristiche gli altri li definirei ad esempio “cosce stagionate, poco”, metti qualcosa che non ho idea perché non lo farei un mostro così.

Piemonte*! chissà se

Ho visto: schiacciatina tiepida: bene, gorgonzola dolce: beh, prosciutto crudo al tartufo nero: boh, melanzana: ohh, rucola: mah, no dai.

Piemonte*! chissà se Carducci beveva vino e chissà se bianco o rosso? per me rosso e magari anche un poco di bianco! Quale? Ehh, eeh. (*Piemonte mi ricorda il Derby, Felice Andreasi, i vent’anni e altre cose che non dico ma potrei fare nomi di donne, uomini, balere, bar, cinema, vie, macchine ecc.) Già quale bianco? del Piemonte! La Favorita (Vermentino?), il Cortese, l’Arneis, Erbaluce, Timorasso, Moscato sono gli autoctoni e … l’ho già detto i bianchi piemontesi sono una storia nuova da una trentina d’anni ora sono “buoni” prima erano marginali, avevano poca importanza, e non erano buoni, fatti con poca cura, ricerca, i vinat curavano solo i rossi e il perché chissà ma forse non ricavando granché non avevano voglia di impegnare energie e tempo per migliorarli qualitativamente. Non so precisamente ma penso che la riscossa dei bianchi sia iniziata attorno al 1980, con e la rinascita del Cortese, Cortese di Gavi, Gavi di Gavi, ho bevuto anche dell’ottimo metodo classico di Gavi, grazie anche al supporto di Mario soldati, e poi, in Langa, una Cantina Importante, per tanto tempo la più importante d’Italia, ora comunque ancora tra le più importanti, aveva bisogno di completare la gamma dei suoi vini, l’esportazione era una voce considerevole e ai suoi grandi, grandissimi rossi mancava un bianco ma doveva essere interessante a livello mondiale e quindi pensò di piantare una vite di prestigio e che potesse reggere il confronto col resto del mondo: “Chardonnay” (uva presente in tutto il mondo, presente in quasi tutti gli champagne e/o metodo classico, presente in vini prestigiosi o in quelli di basso livello). Subito dopo altri produttori seguirono la traccia e si dedicarono alle uve bianche di origine soprattutto francesi quindi furono i Sauvignon, Muller T., Pinot Grigio perché permettevano di ottenere uve che vinificate con tecniche similfrancesi si poteva competere anche fuori Italia. I primi Chardonnay passavano in carati di rovere ed essendo uve belle grasse e ricche di qualità organolettiche, coltivate con l’intenzionalmente così, risultavano ottimi tanto da, in effetti, poter essere considerati bene anche all’estero. Visto che anche i bianchi piemontesi potevano avere un ruolo importante, i produttori iniziarono a cercare nuove espressioni anche nei loro bianchi semi abbandonati, poi l’Arneis (ma non ditemi che quello leggermente petillant è buono, è stato di moda e lo bevevano, un po’ come oggi con il Prosecco), il Timorasso è cresciuto notevolmente, avevo ancora pochi anni fa una bottiglia di Walter Massa del 1985 e anche in questo caso i ricordi sono dolcemente tristi) e anche l’Erbaluce di Caluso, sia secco che passito, ha i suoi perché, del moscato si sa. Due altri appunti a proposito di bianchi:1) un vino bianco buono va bevuto non sotto i 10/12°C, con il freddo si appiattiscono i profumi e i sapori, allora è inutile prendere un vino buono e consumarlo alle stesse condizioni di un bidone, champagne e metodo classico esclusi, e cioè a 7°C, 2) il sentore di solforosa spesso, in tanti vini soprattutto bianchi, è esagerato e maschera, specialmente nei vini con poca personalità, i profumi primari. Provate il Gaia e Rey, il Giarone, la Valletta, Minaia, Pio di Lei, Cinerino, Simile al Prosecco, il Blangé, i Ceretto non mi denunceranno perché non conto nulla ma è così: non è buono e per il rapporto prezzo/qualità ancora peggio ma l’ho detto anche a loro. Cercate Gresy, Martinetti, Gaja, Bertelli, Morra, Massa, la Scolca, Villa Sparina, Abbona, Braida, Pio Cesare, Correggia, La Scolca. Non sono tutti qui ma mi ricordo di questi.

 

Pensi di essere più

Pensi di essere più furbo della fortuna? Spera che non se ne accorga.  La fortuna non esiste, esiste solo la sfortuna? Mah!!! È già una fortuna non essere sfortunati! Sarebbe normale vivere senza problemi e questo sarebbe fortuna. Non sfidare la sorte perché è inesorabile. Quando entri in certi contesti è estremamente complicato uscirne, peggio ancora uscirne bene. Non gioco, azzardo e/o macchinette, mi fa paura e ciò che mi fa paura lo evito. Domenica è sempre domenica e allora Bona Domenica.

Domani sarà, speruma, domenica perché oggi è sabato! Sono stanco e stufo di scrivere di vino perciò vi dico che i vini sono tutti buoni, banchi, rossi, rosati, verdi, fermi, frizzanti, spumanti, tutti buoni tranne i non buoni. I non buoni sono come le spie che si mescolano, si confondono per confondere ma ci sono le super spie che li smascherano. Lunedì sarò serio e continuerò. Buongiorno.

Che gusto c’è

Non c’è uomo che non possa bere o mangiare, ma sono in pochi in grado di capire che cosa abbia sapore (Confucio). È così all’incirca, oggi, epoca attuale, dare per certe certe teorie non è facile perché la ricerca scientifica si evolve velocemente e certi concetti nel giro di sei mesi diventano obsoleti ma … Proprio oggi scrivendo di vino scopro che il concetto di aromi primari, secondari e terziari (erano la base dei discorsi dei corsi di sommelier) non sono più accettabili perché, mi vien difficile spiegarlo tecnicamente, le evoluzioni chimiche delle uve non sono tutte uguali e perciò il principio non vale più ecc. . Allora più o meno il concetto l’ho capito ma non riesco spiegarlo però quel che penso io non è legato alla chimica e/o tecniche. Mangio una mela di cosa sa? Di mela! Forse. Mangi, tu o chi?, una mela di cosa sa? Di shampoo! Sicuro (forzatura di una vecchia pubblicità) dipende da come è la conoscenza. Mangio il pollo (il pollo non mi piace) e dopo aver masticato e deglutito (lo facciamo tutti, velocemente o lentamente, io) e capisco perché non mi piace “una volta deglutito mi resta in bocca (gola) un sapore di “freschino” non voglio dire “merde de poule”, che si ritrova spesso in tanti Pinot Nero, infatti anche lui difficilmente mi piace, che mi infastidisce e mi da una sensazione di poco “pulito” oltretutto la consistenza della carne, molliccia e scivolosa è anche questo motivo di sensazione sgradevole e quindi rifiuto. C’è chi guarda un quadro, o non lo guarda proprio, e passa oltre senza di cercare emozioni, ecco c’è chi mangia senza cercare emozioni imbocca, mastica, deglutisce è buono o meno non importa. Tra i sensi c’è il gusto che da quel che era sensazione di salato, dolce, amaro, acido si sono aggiunti l’umami, il grasso e altri ma il gusto si può educare, certo il fuoriclasse c’è e ci sarà ma si può gestire la sensazione gusto ci sono corsi per capire l’olio, ad esempio se ti dico che sa di Morchia è perché c’è stato il residuo di acqua di vegetazione o sedimenti organici una volta spremuto e non filtrato nei tempi e modi giusti, Inacetito dovuto a olive scadenti,  sovramature o danneggiate, come pregi il Fruttato ricorda il profumo e il gusto dell’oliva, sentore di carciofo è dato da olio  ottenuto da spremitura recente, questi sono solo pochi esempi ma ce ne sono altri e così per la Grappa ecc. però importante è la concentrazione mnemonica che per attitudine e/o abitudine può essere di impegno diverso, ad esempio alle volte mi capita di assaggiare distrattamente un cibo o bevanda, specialmente se sono in un ambiente conosciuto senza prestare attenzione e dopo il secondo o terzo assaggio se c’è qualcosa che non funziona o funziona bene mi desto e approvo o boccio, altrimenti se mi chiedono il parere ci devo pensare e prestare attenzione. Quel che vorrei far capire è che non tutti abbiamo la stessa sensibilità ma se si riesce a percepire e memorizzare i termini e gli effetti è più semplice il fenomeno deve usare mediamente un’attenzione del 60% un neofita o poco sensibile deve impegnarsi al 95% ecco. Ma, al di là del gusto c’è la trasformazione, attenzione anche il salame è un prodotto trasformato è ben diverso fare un salame, a parità di capacità, con maiali da 150kg (come quasi tutte le industrie) o da 250kg le carni dei maiali leggeri sanno di poco e allora si interviene con questo e quello ecc. parentesi chiusa, continuo comperiamo due elementi uguali tu lo cucini con gli stessi ingredienti che uso io, sale compreso, ammesso che sia possibile stessa potenza di calore i due risultati saranno diversi magari minimamente o spesso sostanzialmente. Perché? Perché probabilmente usiamo concentrazioni, aromatiche, diverse! Eeehhh? Non c’entra col gusto prima ma dopo sì ed è lì la differenza. Fondamentale il peso, il volume, la tipologia e la qualità, facciamo la cottura della Cutuleta! Non “orecchia di elefante” che non mi convince perché la carne è troppo sottile confronto al resto, cotolette da 250g e alte almeno 1.5cm con osso, burro chiarificato, chiaro eh, lasciamo perdere l’impanatura ma sono uguali, intiepidire il grasso, il burro chiarificato non ha i problemi dell’altro lo si può maltrattare però comunque non è il caso, quando inizia a sfrigolare appoggio la bistecca lascio che la temperatura salga 150°C e allora abbasso la potenza del fuoco e continuo per tre/quattro minuti poi è una questione di secondi 30 secondi prima è presto 30 secondi dopo è tardi, un fatto che conta la carne non dovrebbe trasudare li suo siero, qui un poco di esperienza serve ma fondamentalmente serve la sensibilità, fortuna?, il profumo, spesso è il segnale di pronta cottura, fate attenzione il suono che viene emesso dagli elementi ecco quando si cucina si cucina la calza la si farà un’altra volta, sollevare senza forare e girare continuare e già detto manovrate la temperatura deve essere media sufficiente per il tempo/cottura senza bruciare e senza impaciugare l’impanatura se i tempi e le temperature sono giuste si otterrà una doppia crosta color oro intenso e croccante se cotta diversamente potrebbe non essere consistente e croccante. Altra cosa sono le bistecchine da due millimetri di spessore che non tengo in considerazione. La differenza immaginatela ma c’è e anche i sapori sono diversi. P.S. la concentrazione, non mentale, se si vuol cibo saporito la cottura lessato e arrosto sono ben diverse. Se nel rosolare, l’uso del coperchio è importante e si deve imparare ad utilizzare, uso pochissimo liquido otterrò un risultato molto (il vapore e la CBT lasciamoli in disparte per ora) diverso che se uso il liquido in modo esagerato. Metto un pezzo in padella con un velo di “olio” e inizio la rosolatura se la temperatura è appropriata riuscirò prolungare per parecchio tempo la cottura senza bisogno di allungare con acqua, brodo o altro, se è troppo violenta rischierò, prima di bruciare la parte esterna e poi aver bisogno di correggere l’umido e i tempi di cottura variano alterando l’uniformità, se è bassa il liquido del prodotto viene ceduto lentamente il che fa cuocere in una specie di bagna e i tempi si allungano non rosolando ma “lessando”. È salato! Nooo! Se mettiamo 5 g di sale in 10 cl di acqua abbiamo una sensazione, se consumiamo metà acqua il sale sarà sempre 5 g, se consumiamo ancora acqua il sale sarà sempre 5 g e quindi sarà molto più intenso il sentore di sale e allora è questione di concentrazione perché se torno a 10 cl avrò la stessa sensazione iniziale. Ah! Se fossi capace di spiegarmi bene quante piccole cose si potrebbero raccontare. Ciao.

 

 

 

Indovinate di che zona scriverò

Indovinate di che zona scriverò tra oggi, domani e forse dopodomani! Nelle zone ci sono sottozone e se è DOC o DOCG per un vino potrebbe esserlo anche per altre uve le zone si sovrappongono e in attesa di decidere scrivo due righe a proposito di O.P.! Bene ho aggiornato. Il Piemonte. In Piemonte si fa anche il vino ed è un territorio che mi piace, mi piace la cucina, mi piacciono i formaggi, mi piace il tartufo bianco d’Alba anche se non è così facile da trovare a proposito l’ultimo che ho mangiato in Langa non era per nulla entusiasmante anzi quasi insignificante, diciamo che mi piace il Tuber Magnatum Pico, mi piacciono le montagne e mi piace il condominio in C.so Francia a Torino e poi mi piacciono i Vini. Le zone vitivinicole sono: Colline Tortonesi, C. Torinesi con sottozone Chierese, Pinerolese, Val di Susa, C. Novaresi, C. Vercellesi poi ancora il Canavese, Monferrato con Astigiano, Casalese e alto Monferrato ma non è finita e andiamo avanti con Loazzolo, Roero e Langhe. La zona delle Langhe è la più prestigiosa grazie alle tre sottozone quali: Alta Langa, Bassa Langa e Langa Astigiana. Cosa vuol dire? Vuol dire che i migliori vini d’Italia son prodotti qui! Sono sicuro? Sì, sono sicuro e il perché è semplice: il Nebbiolo ti permette di produrre i grandi vini quali il Barolo, il Barbaresco e altri, tanti, con nomi di fantasia della vigna e così via. E la Toscana? direte voi? La Toscana per tenere il passo ha dovuto rivolgersi agli uvaggi bordolesi perché il Sangiovese non è all’altezza, mia opinione che sarà contestata da tanti ma la vedo così e magari un giorno cercherò di chiarire. Considerando che tra poco dovrò andare in pausa giardino anticipo velocemente quali sono i vini piemontesi. Ci sono vini trainanti e altri no e cioè: Nebbiolo, Barolo, Barbaresco, in purezza o uvaggi, Barbera, Dolcetto, tra i bianchi e qui vale il discorso Toscana, per rilanciare i bianchi si è dovuto ricorrere a vitigni internazionali come lo Chardonnay e il Sauvignon perché i piemontesi stessi non apprezzavano più di tanto le varie uve autoctone quali Arneis, Favorita e Cortese, erano considerate uve ripiego e spesso i filari erano ai margini delle vigne più importanti, per difendere dagli scippi, e il detto “se è Arneis non è buono e se è buono non è Arneis” l’ho sentito dai piemontesi di Langa, poi si accende la miccia e le situazioni cambiano … Ciao. Riciao

Ricomincio il 21, Pasqua! Le uve Rosse sono: Nebbiolo, Barbera, Dolcetto, sempre trainanti altre sono Freisa, Grignolino, Ruchè, Brachetto con una “c”, Vespolina, Bonarda o Croatina, Neretta Cuneese, Malvasia di Casorzo, più i nuovi arrivati recentemente “1970” dalla Francia: Cabernet Sauvignon e Franc, Merlot, Syrah, ecc. Alle uve Bianche più o meno autoctone: Arneis, Favorita, Cortese, Timorasso, Erbaluce, Malvasia, Moscato, si aggiunsero sempre cinquant’anni fa le internazionali quali Chardonnay, Sauvignon, Muller Thurgau poco, e altri di poco conto. Bene queste sono le uve dalle quali nascono i Vini Piemontesi penso di poter dire al 95%. I Vini: Barolo, 800 produttori, su 2.000 ha, uve Nebbiolo (Lampia, Michet e Rosè oggi quasi completamente abbandonata), gli 11 comuni di produzione: Novello, Serralunga, Monforte, Cherasco, Verduno, Roddi, Grinzane Cavour, La Morra, Diano d’Alba, Barolo, Castiglione Falletto e poi ci sono i cru, i più famosi sono Bussia, Ginestre, V. Colonnello, Brunate, Cerequio, Arborina, Rocche, Vignarionda, Lazzarito, Prapò, Ornato, Monfalletto, Monvigliero, Monprivato ecc. questi numeri e nomi un po’ freddi distaccati e approssimativi ma lì intorno e numeri per numeri pare che un ettaro di vigna da Barolo valga attorno a 1.500.000 € e quelli “crus” 2.500.000 €, ma necessari per capire meglio cosa sia il Barolo, meriterebbe più poesia ma non ora. Barbaresco secondo me è il secondo e leggermente inferiore, è più fine ed elegante e sono per la “potenza”, tanto per dire Barolo arrosto di Bue, Barberesco arrosto di vitello, comuni attorno a Barbaresco quali Neive e Treiso, anche qui ci sono i Cru: Sorì Tildin ah no non è più Barbaresco! ma no, è ancora Barbaresco, anche Costa Russi e S. Lorenzo. Altri Cru Camp Gross, Gajun, Asili, Starderi, Manzola, Rombone e altri ancora. Poi c’è il Nebbiolo e la zona si estende notevolmente e le definizioni di Nebbiolo sono diverse: Nebbiolo D’alba, langhe Nebbiolo, poi in purezza o con tagli mediamente non superiori al 25% il Boca, Bramaterra, Fara, Gattinara, Ghemme, Lessona, Sizzano se ne trova anche in Val d’Aosta (Picountener) e in Lombardia, in Sardegna e in Valtellina ed è Chiavennasca ma questo poi. Il Dolcetto sempre piemontese è! Son dieci? Boh, denominazioni diverse e qualcuna la capisco altre non tanto: Dolcetto d’Alba e Dolcetto di Dogliani secondo loro uno baroleggia e l’altro, Dogliani, è dolcetto! Capito, Dolcetto di Ovada e superiore, Dolcetto d’Asti e superiore, D’Acqui, D. di Diano d’Alba, D. Colli Tortonesi, D. Langhe, D. Monferrato, D. Piemonte, il Dolcetto è un vino semplice che sta bene un po’ dappertutto, poi la Barbera! La Barbera stava scomparendo dai mercati che contano era il vino dei muratori da vendere nei bottiglioni ma già ma Giacomo sapeva che la sua Monella non era un vino da nascondere e non lo nascose anzi lavorò in modo tale da renderlo desiderato da Mezza Italia, era frizzante e questo poteva essere discriminante ma riuscì nel rilancio pensando a una Grande Barbera che desse importanza a un vitigno ingiustamente trascurato così dal 1982 La Monella ebbe una compagna “La Barbera del Bricco dell’Uccellone”. Sembra semplice ma il risultato e stato ottenuto ed è progredito, certo che Giacomo Bologna era un grande e da grande produsse ancora “Bricco della Bigotta” e poi il suo ultimo “Ai Suma”. Poi possiamo dire ciò che vogliamo ma in breve questo è stato. Le Barbera importanti Asti o Alba o Altro che mi piacciono sono: “Vigna Larigi” “Montruc” “Pomorosso” “Camp du Rouss” “Ca’ di Pian” “Marun” “Tre Vigne” “Brichet” i produttori cercateli tra Coppo, E. Altare, M. Correggia, L. Sandrone, B. Ca’ Viola, Spinetta, D. Clerico, F. Martinetti, Vinchio e Vaglio, Morra Stefanino e alti ma tanti altri.

Parlo di vino e mi ricordo

Parlo di vino e mi ricordo degli argomenti sospesi e li riprenderò, parlo di vino, dicevo, non sicuramente per i professionisti ci mancherebbe ma per coloro che bevono o anche no, e vorrebbero sapere qualcosa in più senza entrare troppo nei particolari anche perché non mi sarebbe facile, quindi parto dall’Oltrepò Pavese senza una ragione precisa forse perché è in provincia di Pavia, siamo cugini, ma considerando la poca considerazione che Pavia ha … , per il capoluogo la priorità è il Pavese, poi l’O.P, e non di poco ultima la Lomellina, oltretutto siamo più vicini al Piemonte che non l’O.P., la zona vinicola non è la migliore, ha, è vero, un potenziale enorme sfruttato in minima parte (sempre come riferimento qualitativo), non è la più importante come dimensione ma quasi e non mi è particolarmente simpatica, perché? Perché sono poche le cantine che lavorano per la qualità, c’è stato sì un miglioramento ma siamo ancore lontani da un buon rapporto qualitativo. Due dati: 1.700 vitivinicoltori, 1.100 km quadrati perciò 110.000 ha, la Franciacorta sono 200 Km quadrati, la nostra produce il 65% della produzione lombarda. Le principali uve: Bianche: Riesling Italico e per me vale il discorso della Glera (Prosecco) ma anche i giochi di prestigio con il Riesling Renano che son ben diversi, bisogna parlarne a parte, Chardonnay, Pinot Grigio che proprio bianco non è, Cortese la stessa del più Famoso Gavi, Malvasia, Moscato, Sauvignon, Pinot Nero da bianco. Le uve rosse: Bonarda, non cercate inutilmente la Croatina è la stessa uva anzi l’uva è la Croatina il nome prende dal piemontese che era più cercato e famoso (l’O.P. considerato Antico Piemonte), Barbera, Cabernet Sauvignon, Pinot Nero da nero, Ughetta di Canneto, Uva Rara, Vespolina, poco, pochissimo Nebbiolo e qualcun’altra. L’Oltrepò Pavese nel tempo ha avuto diverse storie ma che ho un poco di conoscenza è dal 1960, non diretta eh, e pare che allora nonostante le poche leggi c’era chi lavorava bene, poi dal 1970 iniziò un periodo di decadenza infatti pochi al di fuori del territorio bevevano, cercavano e conoscevano l’ O.P., personalmente salvavo dieci-quindici produttori, si parlava di 800 aziende quasi tutte a conduzione famigliare o Cantine Sociali, mentre altre zone cercavano di migliorare, il Piemonte in primis, la zona perdeva sempre più vinificatori, erano quasi tutti conferitori delle cantine sociali le quali trasformavano in vino, molti e scarsi, lavorando con principi molto approssimativi, rese per ettaro altissime e non c’era nessuna selezione tutta l’uva, divisa per varietà e qualche Kellerei oltre la selezione varietale selezionava e pagava per qualità, andava nello stesso calderone, quindi chi produceva 80/100 q/ha (mediamente un valore giusto) guadagnava meno di chi produceva150 q/ha e che lavorava sicuramente con meno impego, l’uva veniva pagata allo stesso prezzo buona o meno buona, poi si sentivano legati alle tradizioni e non volevano abbandonare i vini frizzanti, non è ancora finita la sudditanza, che sì, è vero sono, pochi, buoni ma in giro per l’Italia erano rifiutati salvo eccezioni, peggio ancora in Europa e nel mondo. Ancora avevano paura produrre qualità perché si sarebbero alzati i costi e di conseguenza i prezzi di vendita temendo di non riuscire a vendere e perdere i compratori di damigiane, ora in disuso quasi completamente, quindi con le nuove generazioni dal 1990 circa la situazione cambiò un pochino ma si fa fatica e sono cresciute di numero, altro particolare tanti si sono fatti monopolizzare producendo uve da spumante e/o metodo classico, era e forse lo è ancora fonte di approvvigionamento da parte di tanti grandi, di dimensioni, spumantisti nazionali. Le cantine che apprezzo, in questo periodo, 2019, sono 25/30 ma si può arrivare a 50 che sono proprio poche (3%).

Cantine che conosco tramite proprietari e/o enologi e magari aver stretto amicizia: Bellaria, è un grande Paolo e i vini sono stupendi, Lino Maga Barbacarlo, I Doria di Montalto, Marchese Adorno, Albani, Mazzolino, Monsupello il primo in O.P. col Metodo Classico ad aver ottenuto i Tre Bicchieri non che sia fondamentale ma … , Ca’ di Frara, Le Fracce, B. Verdi, Isimbarda, A. Picchioni, F. Quaquarini, F.lli Agnes, Piccolo Bacco dei Quaroni, Freccia Rossa e poi un po’ meno, conosco, Conte Vistarino, Giorgi, Anteo, Fiamberti, Il Bosco di Zonin, Castello di Cigognola di Moratti, e ancora ma questi: Torrevilla, Piero Torti, Travaglino ma non rientravano nei mei standard ed è molto che non li assaggio, con queste di seguito chiudo con O.P., Tenuta Belvedere, Calvi, Castel del Lupo, Bertè Cordini, Montespina, Poggio Rebasti, i Gessi, Rossetti e Scrivani,

I vini, qualcuno: quasi tutti hanno vini base (Bonarda frizzante e ora anche sempre in numero maggiore ferma, Barbera ecc. Riesling Italico o Renano o semplicemente Riesling se assieme, Pinot grigio) per monetizzare e poi ci sono coloro che cercano il meglio: Barbacarlo, è un ”uvaggio in vigna” sì, perché sulla collina Barba=zio Carlo i vari filari comprendono Croatina (Bonarda), Uva Rara, Vespolina è un vino da grande invecchiamento, ho bevuto un quasi trentenne, pur essendo frizzante, viene diverso ogni annata, resa bassissima 45q/ha e alta Gradazione alcolica 14.5/15°, produce anche Montebuono che, forse potrebbe essere un Buttafuoco e il Ronchetto “Sangue di Giuda” un rosso abboccato, ecco. I rossi di Massone Az. Bellaria: Bricco Sturnel: Cabernet Sauvignon, Barbera; La Macchia: Merlot; Olmetto: Barbera, Croatina e Uva Rara sono vino imponenti ma eleganti, non so se si può dire; poi che dire Le Fracce oltre a Cuvée Bussolera, un Martinotti, ad alti livelli c’è il Bohemi uvaggio di Barbera, Croatina e Pinot Nero, poi continuo domani …